Il diritto di contare (2016) di Theodore Melfi | Recensione

Il diritto di contare

3 Stars
Biografico, Drammatico, Storico


RECENSIONE
di Alessandro Pin

1961. Katherine Johnson (Taraji P. Henson), precoce e brillante matematica, lavora alla Divisione Controllo di Orientamento della Flight Research di Langley; Mary Jackson (Janelle Monáe) è un’aspirante ingegnere e Dorothy Vaughan (Octavia Spencer), abile programmatrice, lavora per il Dipartimento di Analisi e Calcolo del Langley Research Center. Sono gli anni della guerra fredda che domina il cuore e la mente degli americani, ingenti risorse sono investite nella corsa allo spazio, di fondamentale importanza per la conquista della supremazia in un mondo spaccato a metà. Theodore Melfi dirige con cuore grande una pellicola che pone il focus sulla discriminazione della donna e sul segregazionismo in Virginia (tema già trattato in Loving di Jeff Nichols che vede una coppia “in bianco e nero” vincere il sistema negli anni ’50).

Il diritto di contare

Katherine è vedova e madre di tre figli; la sua vita privata cambia quando conosce il colonnello Jim Johnson (Mahershala Ali). Mary è sposata con Levi Jackson (Aldis Hodge), ma per lavorare alla NASA come ingegnere deve stare al passo coi progressi scientifici e così conquista, con un sagace ed efficace discorso al giudice, il diritto a frequentare corsi specialistici in una scuola per soli bianchi; Dorothy deve tenere testa al suo supervisore Vivian Mitchell (Kirsten Dunst), donna bianca e arrivista, ma grazie alle sue brillanti doti di programmatrice riesce a farsi trasferire, e con lei il suo “staff di colore”, nella sala che ospita il primo ingombrante supercomputer della NASA, l’IBM 7090 (l’antenato di HAL 9000). Il regista mostra anche la problematica secondo cui le macchine potrebbero “sostituirsi” ai matematici: la prima grave minaccia agli scienziati che non riescono a stare al passo con le veloci variazioni di calcolo necessarie al compimento della missione spaziale.

Il diritto di contare

Bellissimo vedere tre menti brillanti, tre grandi amiche, tre donne straordinarie (e tre interpretazioni superlative), ma con una vita “ordinaria” tra casa e lavoro, che si fanno strada alla NASA con grande fatica e ottengono la stima dei colleghi. Theodore Melfi non si sofferma più del necessario sulla vita privata delle tre donne, ma pone il focus su quella lavorativa; non drammatizza troppo, ma usa con grande maestria un’ironia pungente e sottile che alleggerisce la visione e fa sorridere, ma anche riflettere. Dai bagni, ai posti a sedere sugli autobus, ai dispenser delle bevande, la scritta “reserved for colored” è un messaggio disumano e potente. Il direttore Al Harrison (Kevin Costner) è il primo che infrange (letteralmente) la targa discriminante, poiché la sua migliore matematica si assenta a lungo dalla sua postazione per espletare i bisogni fisiologici in un bagno per “soli neri” posto lontano dal luogo di lavoro. Katherine ha non poche difficoltà all’inizio a farsi accettare, soprattutto dall’ingegnere Paul Stafford (Jim Parsons e ci si chiede se possa interpretare un ruolo diverso da Sheldon Cooper di The Big Bang Theory), arrogante e presuntuoso, che vede nella collega una minaccia alla sua posizione.

Il diritto di contare

Commovente quando John Glenn (Glen Powell), pilota del Friendship 7, poco prima dell’inizio della missione Mercury-Atlas 6, desideri proprio Kathrine, seduta davanti alla tv (come tutti gli americani) con le amiche a guardare il lancio, per confermare i calcoli del supercomputer. Il bisogno di arrivare primi nella corsa allo spazio abbatte le barriere discriminanti presenti alla NASA, dove le geniali menti, che “inventano” la matematica, vanno oltre le semplici cifre, oltre il concetto di razza.

Il diritto di contare

Emozionante come poche pellicole di genere ed efficace nel redigere una denuncia su più fronti verso un sistema sì ormai passato, ma che non dobbiamo dimenticare, Il diritto di contare (e fare i calcoli) riesce a sorprendere nel suo essere semplice. Una storia di umanità, di sentimento, di diritti civili, di scienza, ma non solo questo. Un affresco storico, coadiuvato di bellissime immagini di repertorio, che rappresenta un periodo di grande realizzazione per il genere umano, oltre l’appartenenza (russi o americani, neri o bianchi).


TITOLO ORIGINALE
Hidden Figures

PRODUZIONE
Peter Chernin
Donna Gigliotti
Theodore Melfi
Jenno Topping
Pharrell Williams

REGIA
Theodore Melfi

SCENEGGIATURA
Allison Schroeder
Theodore Melfi

SOGGETTO
Margot Lee Shetterly

CAST
Taraji P. Henson (Katherine G. Johnson)
Octavia Spencer (Dorothy Vaughan)
Janelle Monáe (Mary Jackson)
Kevin Costner (Al Harrison)
Kirsten Dunst (Vivian Mitchell)
Jim Parsons (Paul Stafford)
Mahershala Ali (Colonnello Jim Johnson)
Aldis Hodge (Levi Jackson)
Glen Powell (John Glenn)

COLONNA SONORA
Benjamin Wallfisch
Pharrell Williams
Hans Zimmer

FOTOGRAFIA
Mandy Walker

MONTAGGIO
Peter Teschner

SCENOGRAFIA
Wynn Thomas
Missy Parker

COSTUMI
Renee Ehrlich Kalfus


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