L’uomo d’acciaio (2013) di Zack Snyder | Recensione

Man of Steel

3.5 Stars

RECENSIONE
di Alessandro Pin

Dopo un’assenza di quasi 7 anni, Superman ritorna. Christopher Nolan e David S. Goyer reinventano il mito, come per il cavaliere oscuro, dimenticandosi del degradato Superman Returns. Alla regia vi è il controverso Zack Snyder, reduce dal corale, oscuro, ucronico Watchmen (disconosciuto da Alan Moore, creatore dell’omonimo fumetto), il visionario 300 (criticato poiché troppo “testosteronico” e patinato), Sucker Punck (esasperazione del femminismo e inno alla libertà di pensiero, stroncato dalla critica) e lo zombie movie L’alba dei morti viventi (remake del classico di George A. Romero e mal visto dai fan dei cannibali corridori). Il regista gira su pellicola analogica questa nuova interpretazione di Superman, dalle fondamenta più di titanio che d’acciaio, ove la grande mole di contenuti permette di aprire nuove porte verso un vasto e ricco universo cinematografico.

Man of Steel

L’uomo d’acciaio prima di essere un cinecomic è una visionaria space opera dalla deriva fantascientifica evidente. Un nuovo grande inizio. Uno dei migliori per un supereroe.

Dio da Krypton precipitato sulla Terra

ATTO I: L’EREDITÀ DI CLARK, UN RETAGGIO ORMAI PERDUTO

L’uomo d’acciaio apre il sipario su Krypton, pianeta natale di Superman, tinteggiato da colori plumbei che rispecchiano l’epoca oscura alla quale i Kryptoniani sono giunti. Così come in Superman di Richard Donner, anche qui i Kryptoniani sono introdotti nell’incipit per contestualizzare il background dell’uomo d’acciaio. Amplificato da un’altisonante atmosfera da space opera, che proietta la narrazione nello spazio profondo tra pianeti inesplorati e civiltà decadute, questo cinecomic snyderiano offre qualcosa di nuovo. Scienziati, burocrati, soldati e operai costituiscono una popolazione giunta sull’orlo dell’abisso.

La catastrofe che porta alla distruzione di Kripton è conseguenza del modo di pensare degli stessi Kryptoniani. Un tempo esploratori spaziali e colonizzatori, che inviarono astronavi su molti pianeti (tra cui la Terra) per farne delle colonie, hanno ormai dimenticato la vita interstellare in favore di sedentarietà, ozio e arroganza e incatenato quella che fu una prospera civiltà alla fatale morsa dell’imposizione genetica e nell’appassimento sociale. I Kryptoniani (specchio di un futuro distopico e autodistruttivo della nostra società) hanno via via consumato le risorse del pianeta e destabilizzato il suo nucleo. L’eugenetica, la branca della scienza che si occupa di manipolazioni genetiche atte, il più delle volte, a rendere migliore il corredo cromosomico per eliminare le imperfezioni nel DNA, è la prima vera novità della saga. Le nascite su Krypton sono controllate da un rigido e reazionario sistema sociale che impone, con freddezza dittatoriale, un ceto prestabilito, ove il futuro di ogni embrione (sviluppato in bozzoli come se fosse coltivato, Matrix docet) è deciso fin dalla nascita.

Man of Steel

Kal-El, figlio di Jor-El (un torreggiante Russell Crowe, degno sostituto dell’eterno Marlon Brando, che riesce a immedesimarsi perfettamente nel ruolo del padre di Superman, complice un’ottima caratterizzazione del personaggio) e Lara (Ayelet Zurer), è partorito in modo naturale (come non succedeva da secoli su Krypton), diventando così oggetto di inquisizione. L’imminente distruzione del pianeta obbliga i genitori di Kal a inviarlo sulla Terra per metterlo in salvo, immagazzinando nel suo cromosoma genetico il Codice: l’essenza di tutti gli esseri embrionali di Krypton. Un’eredità importantissima che identifica Kal-El come il portatore di un’intera civiltà e del libero arbitrio. Kal-El non è dunque vincolato da un fato prefissato, contrariamente ai suoi simili.

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Come in Superman II, l’antagonista conservatore è il compatriota kryptoniano Zod (Michael Shannon) che tenta un colpo di stato per imporre la dittatura militare al Consiglio, composto di gretti individui, ex-colonizzatori, ignavi e presuntuosi, con il solo scopo di salvaguardare tutto ciò che Krypton rappresenta; un crociato che con mezzi sbagliati cerca di fare la cosa giusta per la sua gente. Superman intuisce solo alla fine i motivi di Zod, quando si rende conto di essere rimasto l’ultimo sopravvissuto del suo popolo.

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ATTO II: CIÒ CHE CLARK DECIDE DI DIVENTARE

Kal-El, giunto sulla Terra, è adottato da Martha e Jonathan Kent (Diane Lane e Kevin Costner) che lo battezzano Clark. I flashback sull’infanzia dell’alieno venuto da un altro mondo ci mostrano le difficoltà dei Kent nel crescere un figlio con superpoteri che, se utilizzati, potrebbero non essere compresi dall’umanità. Pete Ross, compagno di classe di Clark, capisce che quest’ultimo ha qualcosa di “non ordinario”, diventando suo amico (forse per paura), dopo essere stato salvato dall’esule di Krypton. Ecco il palesarsi di un miracolo, quando Clark, fattosi uomo possente e muscoloso, salva alcuni petrolieri da un incendio propagatosi su una piattaforma, elevandosi a essere messianico, profetico, come un cavaliere dell’apocalisse precipitato sul mondo. Tutto ciò è portato all’estremo, la morale è mostrata nel flashback più intenso con grande drammaticità, attraverso il sacrificio del padre adottivo Jonathan che, ben lungi dall’essere la figura simil-divina del padre naturale Jor-El (onnipotente nella sua onniscenza e onnipresenza cibernetica), si comporta da umile fattore che non conosce tutte le risposte alle domande che il figlio gli pone, ma comunque di gran cuore e americano fin nel midollo. Jonathan elargisce più ammonimenti che consigli, poiché di fatto impotente e impaurito di fronte al cambiamento, ma ragionevolmente integro nel preservare la “natura umana” del figlio (vietandogli di usare i suoi poteri). Di fronte alla domanda che Clark gli pone: “Cosa avrei dovuto fare, lasciarli morire?”, pà Kent risponde con un laconico: “Può darsi”, sintomo della sua frustrazione e incapacità di affrontare la questione; ecco che Martha è un passo avanti nel comprendere il figlio, mentre Jonathan capisce la paura che il mondo prova per il diverso (monito di Jor-El del ’78). Il focus è posto sull’emancipazione di Clark e sul suo passato che ci fanno capire meglio il suo futuro.

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Clark intraprende un viaggio ai confini del mondo, ove scopre un’astronave sepolta nel ghiaccio da millenni e l’ombra cibernetica del padre biologico che gli rivela risposte a lungo cercate. L’astronave di fatto è la Fortezza della Solitudine (la casa di Superman) da cui Kal-El esce completamente rinnovato, con indosso il suo nuovo costume. Il design risulta veramente azzeccato: gli iconici, ma ormai superati, mutandoni rossi sono assenti e sul petto sfoggia la grande “S”, ridisegnata per l’occasione (simbolo di Speranza e Salvezza del genere umano). Superman sperimenta il suo superpotere più famoso e il più difficile da controllare, spiccando il volo in una sequenza molto emozionante.

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ATTO III: CIÒ CHE DEV’ESSERE FATTO

Nell’atto finale giunge sulla Terra il Generale Zod (dopo una lunga ricerca nel cosmo), ora al comando della nave-prigione sulla quale è stato esiliato dai Kryptoniani e dalla quale si è successivamente liberato coi suoi compagni dopo la distruzione di Krypton. Zod, sapendo che sulla Terra si trova il figlio di Jor-El, pretende dal popolo terrestre la sua consegna, altrimenti sangue e morte si riverseranno sull’umanità intera; inoltre è alla ricerca del Codice, ovvero l’essenza del suo pianeta natio, utile alla creazione di una nuova Krypton attraverso la terraformazione della Terra dalle catasfrofiche conseguenze. Superman decide di consegnarsi volontariamente all’Esercito U.S.A. per dimostrare di non essere una minaccia (questo aspetto è sempre stato scontato, come se un alieno venuto da un altro mondo in possesso di facoltà straordinarie fosse accolto positivamente dalla società senza timore o diffidenza alcuna) e dopo aver dimostrato le sue intenzioni a militari (ovviamente) scettici, li aiuta ad affrontare la nuova minaccia altamente distruttiva.

Man of Steel

Superman rinnega il proprio retaggio, dicendo: “Krypton ha avuto la sua occasione”, poiché convinto che la Terra sia un luogo migliore in cui vivere. Una fine devastante aspetta Metropolis (che ricorda l’invasione aliena vista in The Avengers). Questa è l’ambientazione che apre le porte al sequel: un mondo ferito e in via di ricostruzione; l’umanità potrebbe osannare Superman per i suoi sforzi nel fermare i Kryptoniani, ma qualcuno potrebbe anche considerarlo l’unico responsabile di ciò che è accaduto sulla Terra per aver attirato gli alieni invasori. Il ferale gesto dell’uomo d’acciaio (un atto d’amore verso il genere umano, la sua kryptonite) è indubbiamente necessario. Superman sacrifica ciò che resta del suo retaggio per salvare l’umanità dal virus kryptoniano Zod, mentre il compito predestinato di quest’ultimo è il suo punto di forza e di debolezza: nato soldato, muore soldato nel combattere il figlio di Krypton. Dimentichiamoci il supereroe solare e senza macchia, poiché qui Superman è caratterizzato in modo nuovo.

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Soundtrack of Steel

La colonna sonora è di Hans Zimmer (già autore delle musiche della trilogia del cavaliere oscuro) che compone un main theme orecchiabile e prorompente, distaccandosi dallo stile orchestrale di John Williams. I brani trasmettono grandi emozioni (nelle frequentissime sequenze d’azione), dove le percussioni sono predominanti; mentre nelle scene riguardanti il passato di Clark e quelle di Krypton assumono un carattere più intimista. Il genere non può che definirsi epico con una caratterizzazione elettronica molto marcata. Evocativa. Dirompente.

Man of Steel

Il Superman di Henry Cavill…

Gli omaggi alle precedenti pellicole non mancano, come la sequenza in cui Superman è nello spazio a braccia spalancate (Superman Returns), oppure la potenza dell’uomo d’acciaio mentre vola nel raggio di energia della macchina terraformante (che rimanda all’urlo di rabbia del supereroe dopo la morte di Lois in Superman). Kal-El è giunto sulla Terra da trentatré anni (che ricorda l’età di Cristo prima di affrontare la Passione per salvare l’umanità, analogia ricorrente nella mitologia del personaggio). Lo squadrato e mascellone Henry Cavill (un Superman british) è il degno erede di Christopher Reeve e ridona finalmente il giusto carisma al personaggio (dopo la pessima caricatura di Brandon Routh); un volto perfetto per una nuova generazione di fan dell’uomo d’acciaio.

Man of Steel

… trae la sua forza dagli estrogeni

LARA

Ciò che dona forza al superuomo non sono solo i suoi superpoteri, ma i coraggiosi personaggi femminili che lo affiancano (così come la sua debolezza verde qui non è racchiusa dal supercattivo in uno scrigno piombato, ma è insita nel suo bisogno di essere accettato dall’umanità e al tempo stesso di proteggerla). Zach Snyder e David S. Goyer mutuano il femminismo, plasmando donne forti e autorevoli; nell’incipit il primo personaggio presentato è proprio Lara, atta a partorire naturalmente il figlio illegittimo, mentre Jor-El le fa da spalla. È Lara che in questa rivisitazione cinematografica imprigiona il Generale Zod nella Zona Fantasma, poiché rimasta vedova poco prima del cataclisma che stermina il suo popolo.

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MÀ KENT

Mà Kent è una colonna per Clark, un punto saldo e inamovibile di riferimento non solo della sua infanzia, ma anche quando indossa il mitico costume; di fatto, ciò che Martha prova nei confronti del figlio adottivo non cambia col passare del tempo, ma si intensifica, sapendo che prima o poi potrebbe perderlo definitivamente, e lo sprona a fare la cosa più giusta.

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LOIS LANE

Dulcis in fundo il personaggio cardine, Lois Lane. La mitica e storica giornalista ha avuto tante incarnazioni sul grande e piccolo schermo (quasi quante quelle di Superman); la sensuale Amy Adams diventa una solida partner nel supportare (psicologicamente e direttamente sul campo di battaglia) il suo nuovo amico alieno Clark, costretto a scatenare i suoi superpoteri contro la furia distruttrice di Zod. Lois, andando contro il suo buon senso, sprona Clark a portare speranza nel mondo, mantenendo segreta la sua identità. Lois non ha problemi quando viene a sapere che Clark Kent è Superman e ciò conferisce maggior forza ai due personaggi; questo tipo di rapporto rivelatore è sempre stato considerato taboo. Purtroppo le avventure giornalistiche della storica coppia investigativa devono ancora cominciare, poiché il sipario si chiude sul volto occhialuto di un sorridente Clark appena assunto in redazione dall’immancabile Perry White (Laurence Fishburne), delegando al sequel lo sviluppo della sua vita lavorativa al Daily Planet.

Man of Steel

Sci-fi-comic

L’uomo d’acciaio è complesso; i temi trattati sono tanti ed esagerato è lo scontro nel finale che mostra finalmente fisici combattimenti a suon di scazzottate. I Kryptoniani, come in Superman II, si devono adattare a combattere in territorio alieno, poiché il Sole garantisce loro lo sviluppo di inaspettati superpoteri. L’uso della tecnologia (i Kryptoniani usano armature sfarzose e ingombranti) è l’altra grande novità, come non pensare al linguaggio di programmazione, decodificato per una semplicità di utilizzo disarmante, ove basta una semplice chiave elettronica (simil USB) per interfacciarsi con essa (che ricorda R2-D2 in Star Wars). L’uomo d’acciaio prima di essere un cinecomic è una visionaria space opera dalla deriva fantascientifica evidente. Un nuovo grande inizio. Uno dei migliori per un supereroe.

TITOLO ORIGINALE
Man of Steel

PRODUZIONE
Christopher Nolan
Charles Roven
Deborah Snyder
Emma Thomas

REGIA
Zack Snyder

SCENEGGIATURA
David S. Goyer

STORIA
David S. Goyer
Christopher Nolan

SOGGETTO
Jerry Siegel
Joe Shuster

CAST
Henry Cavill (Clark Kent/Kal-El/Superman)
Amy Adams (Lois Lane)
Michael Shannon (Generale Zod)
Diane Lane (Martha Kent)
Russell Crowe (Jor-El)
Antje Traue (Faora-Ul)
Harry Lennix (Generale Swanwick)
Richard Schiff (Dottor Emil Hamilton)
Christopher Meloni (Colonnello Nathan Hardy)
Kevin Costner (Jonathan Kent)
Ayelet Zurer (Lara Lor-Van)
Laurence Fishburne (Perry White)

COLONNA SONORA
Hans Zimmer

FOTOGRAFIA
Amir Mokri

MONTAGGIO
David Brenner

SCENOGRAFIA
Alex McDowell
Anne Kuljian

COSTUMI
James Acheson
Michael Wilkinson

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