Passengers (2016) di Morten Tyldum | Recensione di Alessandro Pin

Passengers

COMMENTO

Passengers non riesce a trovare la giusta collocazione nel panorama di genere e a far breccia nel cuore dell’appassionato di space opera. È difficile credere che questi siano gli archetipi degli eroi di nuova generazione, poiché altrimenti bisognerebbe iniziare a preoccuparsi.

VALUTAZIONE

TECNICA 4 Stars
SCRITTURA 1 Stars
RECITAZIONE 2 Stars
EMOZIONE 2 Stars
MEDIA
2.25 Stars

RECENSIONE

Due giovani e noti volti del cinema, Chris Pratt e Jennifer Lawrence, diretti da Morten Tyldum, affrontano un viaggio interstellare a bordo della Avalon, una nave da crociera avanzatissima e dal design accattivante, ma con gravi problemi tecnici.

Passengers

Il meccanico Jim Preston a causa del malfunzionamento della sua capsula criogenica si sveglia dal sonno; come se avesse vinto un’infausta lotteria galattica, è destinato a vivere l’intera esistenza a bordo della Avalon il cui scopo è portare l’equipaggio (composto di cinquemila elementi ibernati) a un nuovo e lontanissimo mondo da colonizzare. Un’interminabile odissea spaziale il cui problema principale è insito in un MacGuffin che non convince: nessun thriller politico, nessuna megacorporazione avida di denaro, nessun sabotaggio, ma un caso fortuito che pone l’uomo al centro di scelte terribili, empaticamente comprensibili (anche se moralmente abiette) a livello umano. Jim (come fosse un dio greco), in conflitto con se stesso e dominato da un amore egoistico e dal bisogno di non essere più solo, ha il potere di svegliare chiunque dal lungo sonno. È così che la vita della giornalista Aurora, la bella addormentata “Eva”, cambia irrimediabilmente, destinata a condurre la sua esistenza in compagnia di “Adamo”, anziché svegliarsi insieme agli altri una volta raggiunto il nuovo mondo; tuttavia il dramma è risolto troppo sbrigativamente.

Passengers

Passengers non decolla. Il tour spaziale si arena tra i detriti di una ridondante narrazione che implode su se stessa. Lo sceneggiatore Jon Spaihts non osa, ma rimane ancorato alla prospettiva dei due “naufraghi” a bordo della loro eterna casa spaziale tra lussuosi agi e infiniti paesaggi mozzafiato. La vita a bordo è noiosa (anche per lo spettatore) dopo aver assaporato tutto ciò che la nave ha da offrire. L’armonia che all’inizio si instaura nella coppia (un delicato status quo amoroso) si trasforma in odio viscerale dopo che il vaso dei segreti (magari ce ne fosse stato più d’uno!) è scoperchiato da un androide troppo diligente (Michael Sheen). Da qui nel binomio psicologico umano è introdotto un terzo termine (uno sprecato Lawrence Fishburne, qui anti-Morpheus), un ingegnere che serve al mero scopo di sbloccare settori della nave di importanza vitale, altrimenti interdetti ai due passeggeri. Niente di nuovo in questa love story spaziale. Solo tanta banalità.

Passengers

Alla fine la narrazione balza in avanti di decadi per far giungere la Avalon (un Titanic salvato dalla catastrofe) a destinazione, così da mostrare l’equipaggio (capitanato da un silenzioso Andy Garcia in un superfluo cameo), destato dal sonno per popolare la colonia, al cospetto di incredibili meraviglie frutto dei due protagonisti che hanno vissuto la loro vita a bordo della nave, testimoni della loro solitaria e amara esistenza. Passengers non riesce a trovare la giusta collocazione nel panorama di genere e a far breccia nel cuore dell’appassionato di space opera. È difficile credere che questi siano gli archetipi degli eroi di nuova generazione, poiché altrimenti bisognerebbe iniziare a preoccuparsi.

TITOLO ORIGINALE
Passengers

PRODUZIONE
Stephen Hamel
Michael Maher
Ori Marmur
Neal H. Moritz

REGIA
Morten Tyldum

SCENEGGIATURA
Jon Spaihts

CAST
Jennifer Lawrence (Aurora Lane)
Chris Pratt (Jim Preston)
Michael Sheen (Arthur)
Laurence Fishburne (Gus Mancuso)
Andy Garcia (Capitano Norris)

COLONNA SONORA
Thomas Newman

FOTOGRAFIA
Rodrigo Prieto

MONTAGGIO
Maryann Brandon

SCENOGRAFIA
Guy Hendrix Dyas
Gene Serdena

COSTUMI
Jany Temime

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