Silence (2016) di Martin Scorsese | Recensione

Silence

4 Stars
Drammatico, Storico


RECENSIONE
di Alessandro Pin

Silence, tratto dal romanzo omonimo di Shûsaku Endô, già trasposto da Masahiro Shinoda nel 1971, è il film più intimo di Martin Scorsese (come Schindler’s List per Steven Spielberg); la realizzazione di un sogno che ha albergato per lungo tempo la sua mente geniale. Il risultato è immenso. Giappone, XVII Secolo. Due missionari, Rodrigues (Andrew Garfield sorprende ancora dopo 99 Homes), somigliante oltremodo a Gesù, e Garupe (Adam Driver è bravissimo), vengono a conoscenza che il loro mentore, padre Ferreira (Liam Neeson), possa aver abiurato. Decidono così di lasciare il Portogallo e intraprendere un lungo e insidioso viaggio per ritrovarlo.

Silence

Scorsese dipinge un quadro fumoso, umido, freddo, buio, indelebile (la fotografia di Rodrigo Prieto è perfetta, così come la scenografia di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo). L’inquisizione giapponese dà la caccia ai Cristiani che si nascondono in piccoli villaggi. Rodrigues e Garupe devono affrontare persecuzioni indicibili, martirii, atti di Fede per giungere infine alla Verità. Ma quale Verità? Scorsese identifica ogni personaggio con la propria Verità, con la propria Fede che rispecchia la società in cui vive e, con grande umanità, ne racconta il dramma. Trovare la Verità potrebbe non essere così facile. Rinunciare, abiurare, piegarsi anziché spezzarsi potrebbe essere l’unica soluzione per salvare vite innocenti. Un atto di Fede e Amore. Il Dubbio è il cardine della definizione dei personaggi, delle loro scelte, del loro cambiamento. La Fede che abita il profondo animo umano, che emerge quando Rodrigues si specchia in un corso d’acqua e si identifica con l’immagine di Cristo (che ci ricorda il magnifico quadro di El Greco).

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Altri pochi personaggi si susseguono, rivelandosi essenziali. Ichizo (Yoshi Oida) e
Mokichi (Shin’ya Tsukamoto) sono due kiristan che accolgono i due padri gesuiti nel loro villaggio. Kichijiro (Yôsuke Kubozuka) tradisce Rodrigues, come Giuda Iscariota, e continua imperterrito a cercare l’assoluzione. L’inquisitore giapponese Inoue (Issei Ogata) è inamovibile e beffardo. L’interprete (Tadanobu Asano) cerca di persuadere il giovane Rodrigues ad abiurare. Simbolica è la procedura di negazione: ai Giapponesi poco importa che l’abiuro si penta con lo spirito, basta solo che davanti agli occhi dell’Inquisitore calpesti una stele cristiana. Una pura formalità, così è definita più volte, ma l’atto è incredibilmente difficile. È proprio nel simbolismo che si cela il cuore pulsante di Silence, intriso di illuminanti dialoghi e profondi silenzi che sostituiscono la colonna sonora. Una parabola che fa riflettere sulla Missione di diffondere il Verbo. Un’autentica Passione. Autentico Cinema.


TITOLO ORIGINALE
Silence

PRODUZIONE
Vittorio Cecchi Gori
Barbara De Fina
Randall Emmett
David Lee
Gastón Pavlovich
Martin Scorsese
Emma Tillinger Koskoff
Irwin Winkler

REGIA
Martin Scorsese

SCENEGGIATURA
Jay Cocks
Martin Scorsese

SOGGETTO
Shûsaku Endô

CAST
Andrew Garfield (Rodrigues)
Adam Driver (Garupe)
Liam Neeson (Ferreira)
Tadanobu Asano (Interprete)
Ciarán Hinds (Padre Valignano)
Issei Ogata (Inoue)
Shin’ya Tsukamoto (Mokichi)
Yoshi Oida (Ichizo)
Yôsuke Kubozuka (Kichijiro)

COLONNA SONORA
Kathryn Kluge
Kim Allen Kluge

FOTOGRAFIA
Rodrigo Prieto

MONTAGGIO
Thelma Schoonmaker

SCENOGRAFIA
Dante Ferretti
Francesca Lo Schiavo

COSTUMI
Dante Ferretti


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