Spider-Man: Homecoming (2017) di Jon Watts | Recensione di Alessandro Pin

Spider-Man: Homecoming

COMMENTO

Spider-Man: Homecoming è un compito di scuola ben svolto; ci mostra l’uomo ragno nella sua versione più fumettistica e scanzonata. Iron Man c’è, ma non ruba la scena a Spider-Man. Il resto: ragnatele ovunque, continue capriole e un cattivo (con un volto perfetto) nuovo alla saga cinematografica dell’arrampicamuri. Homecoming è un teen movie (in alcuni momenti, specialmente nella parte centrale, sembra di guardare le sitcom della Disney) che mostra la crescita e l’evoluzione della punta di diamante Marvel con la presenza di ben due figure paterne (è proprio l’incontro con Avvoltoio a far maturare Peter). Il film più spensierato dell’Universo cinematografico Marvel. Di questi tempi ne abbiamo davvero bisogno.

VALUTAZIONE

TECNICA 4 Stars
SCRITTURA 3 Stars
RECITAZIONE 4 Stars
EMOZIONE 4 Stars
MEDIA
3.75 Stars

RECENSIONE

Peter Parker è uno studente modello, ma un po’ maldestro e scapestrato. Frequenta il liceo, è vessato dai compagni, ha la prima cotta adolescenziale e, nel tempo libero, frequenta uno “stage” per conto di Tony Stark (Robert Downey Jr.): aiuta il prossimo indossando il mitico costume rosso-blu per guadagnare la sua fiducia ed entrare così nelle fila degli Avengers. Ma una minaccia cresce segretamente nei bassifondi della città: criminali, sbandati, uomini di strada che, durante gli otto anni trascorsi dall’assalto a New York visto in The Avengers, cercano di impossessarsi di tecnologie aliene, capeggiati da Avvoltoio (col volto aquilino di Michael Keaton) che, all’inizio, sembra interessato solo ai soldi, ma poi mostra grande rispetto per il valore della famiglia (le sequenze chiave sono quando Peter scopre la vera identità di Avvoltoio e il duello finale).

Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming

Finalmente, dopo innumerevoli cattivi dell’Universo cinematografico Marvel, si prova empatia per l’antagonista: un membro della classe operaia che si oppone a un sistema (il cui simbolo è identificato nell’alta torre Stark) che prende tutto senza curarsi delle conseguenze. Ciò è mostrato dal bravo e giovane regista Jon Watts nel riuscitissimo incipit che fa da collegamento all’Universo cinematografico Marvel e prosegue con un filmato amatoriale, girato dallo stesso Peter, che manifesta il suo incredibile intervento in Civil War. Elettrizzante.

Spider-Man: Homecoming

May (l’intramontabile Marisa Tomei, scelta forse azzardata, vista l’abituale età del personaggio) è la giovane e moderna zia di Peter; quasi nulla è mostrato del suo background. Gli sceneggiatori glissano sulla perdita subita per concentrarsi sulla crescita del protagonista. Un film di certo non sulle origini, ma sulla formazione di Peter. La presenza (non preponderante) di Tony Stark, che qui non fa avance a zia May, poiché si preferisce farlo tornare tra le braccia di Pepper Potts (cameo di Gwyneth Paltrow), non oscura quella di Peter, ma la supporta permettendogli di completarsi caratterialmente. Un bimbo ragno che ha bisogno di attenzioni paterne e vuole crescere sotto le ali (non metalliche) di un mentore di gran cuore. Il senso della famiglia e genitorialità è ancora una volta il tema portante in un cinecomic.

Spider-Man: Homecoming

A Peter non è dato un grande potere da cui derivano grandi responsabilità (concetto cardine, qui assente, che definisce il personaggio), ma solo un grande costume. Iper-tecnologica, la tutina attillata con occhi animati (prodotta da Stark) è fin troppo per il ragazzo: è il costume a controllare Peter e non il contrario. Allusione al fatto di come egli non sia ancora pronto a rinunciare al sogno per diventare l’amichevole Spider-Man di un piccolo quartiere di periferia (il “test finale” sarà rivelatore, così come la definizione che Tony, simpaticamente, riserverà alla fine a Peter: “Un eroe springsteeniano della classe operaia”).

Spider-Man: Homecoming

Questa nuova versione di Spider-Man riesce a superare quella “di passaggio” di Andrew Garfield e a celebrare (anche attraverso analoghe sequenze) quella di Tobey Maguire (indimenticabile). Tom Holland non ha un volto particolarmente memorabile, ma riesce a donare quella fanciullezza caratteriale di cui il personaggio necessitava, dopo gli oscuri The Amazing Spider-Man.

Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming è un compito di scuola ben svolto; ci mostra l’uomo ragno nella sua versione più fumettistica e scanzonata. Iron Man c’è, ma non ruba la scena a Spider-Man. Il resto: ragnatele ovunque, continue capriole e un cattivo (con un volto perfetto) nuovo alla saga cinematografica dell’arrampicamuri. Homecoming è un teen movie (in alcuni momenti, specialmente nella parte centrale, sembra di guardare le sitcom della Disney) che mostra la crescita e l’evoluzione della punta di diamante Marvel con la presenza di ben due figure paterne (è proprio l’incontro con Avvoltoio a far maturare Peter). Il film più spensierato dell’Universo cinematografico Marvel. Di questi tempi ne abbiamo davvero bisogno.


TITOLO ORIGINALE
Spider-Man: Homecoming

PRODUZIONE
Kevin Feige
Amy Pascal

REGIA
Jon Watts

SCENEGGIATURA
Jonathan Goldstein
John Francis Daley
Jon Watts
Christopher Ford
Chris McKenna
Erik Sommers

STORIA
Jonathan Goldstein
John Francis Daley

SOGGETTO
Stan Lee
Steve Ditko

CAST
Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man)
Michael Keaton (Adrian Toomes/Avvoltoio)
Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man)
Marisa Tomei (May Parker)
Jon Favreau (Happy Hogan)
Gwyneth Paltrow (Pepper Potts)
Zendaya (Michelle)
Donald Glover (Aaron Davis)
Jacob Batalon (Ned)
Laura Harrier (Liz)
Tony Revolori (Flash)
Bokeem Woodbine (Herman Schultz/Shocker #2)
Tyne Daly (Anne Marie Hoag)
Abraham Attah (Abe)
Hannibal Buress (Coach Wilson)
Kenneth Choi (Preside Morita)
Selenis Leyva (Sig.ra Warren)
Angourie Rice (Betty)
Martin Starr (Sig. Harrington)
Garcelle Beauvais (Doris Toomes)
Michael Chernus (Phineas Mason/Il Riparatore)
Michael Mando (Mac Gargan)
Logan Marshall-Green (Jackson Brice/Shocker #1)
Jennifer Connelly (voce di K.A.R.E.N.)

COLONNA SONORA
Michael Giacchino

FOTOGRAFIA
Salvatore Totino

MONTAGGIO
Debbie Berman
Dan Lebental

SCENOGRAFIA
Oliver Scholl
Lauri Gaffin
Gene Serdena

COSTUMI
Louise Frogley

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