Wonder Woman (2017) di Patty Jenkins | Recensione

Wonder Woman

2.5 Stars
Avventura, Azione, Fantastico

RECENSIONE
di Alessandro Pin

Dopo aver condiviso lo schermo con Batman e Superman in BvS, Wonder Woman trova spazio in un film dedicato a Lei per conoscere il background che l’ha portata a combattere contro dèi precipitati sulla Terra. Wonder Woman, quarto cinecomic dell’Universo esteso DC, non fa leva su prodezze registiche e visive (se non per le fisiche e marziali acrobazie di Diana), ma resta ancorato a dogmi supereroistici consolidati.

Wonder Woman

La protagonista è Lei, la bellissima e semplicemente perfetta Gal Gadot, l’eroina Diana che abita l’isola che non c’è, un luogo paradisiaco e luminoso (la scenografia è superba e la sgargiante fotografia di Matthew Jensen segna un evidente cesura con le precedenti pellicole DC), ove le amazzoni vivono in pace (senza uomini). Donne forti, autoritarie e autorevoli. Tenaci combattenti per la libertà, mentre nel resto del mondo (al di là dell’invisibile barriera di protezione eretta dal padre degli dèi Zeus) le donne lottano per avere diritto di voto e piangono mariti che combattono la Grande Guerra. Patty Jenkins dirige con cuore grande una pellicola sulle origini dell’eroina più granitica, ma che ha bisogno, tuttavia, dell’appoggio di un uomo impavido che alla fine dimostra di essere il suo “vero” eroe. Semplicemente un essere umano, né divino né messianico, che fa breccia nel cuore di tenebra (di ingenua fanciullezza caratteriale) della sua diletta, offuscata da pensieri di vendetta.

Wonder Woman

L’incontro tra l’Amazzone e la Spia avviene sull’isola. Steve Trevor (Chris Pine, che ricorda James Kirk di Star Trek Beyond in un’analoga sequenza con una motocicletta) porta inconsapevolmente la guerra nelle verdi terre di Themiscyra. Diana, addestrata dal generale Antiope (Robin Wright, la più bella), abbandona la regina madre Hippolyta (Connie Nielsen) e il suo popolo per affrontare una pericolosa missione: trovare e uccidere il dio Ares, l’artefice che ha scatenato il conflitto mondiale, salpando alla volta di un mondo industriale e fumoso e cupo, ove la guerra miete milioni di vite. Ares è una presenza che aleggia costantemente, colui che sussurra parole di morte allo spietato generale tedesco Erich Ludendorff (Danny Huston), un cattivo carismatico, ma purtroppo sacrificato narrativamente, e all’alchimista sfigurata Maru, la Dott.ssa Poison (Elena Anaya), spietata e terrificante scienziata pazza che avvelena le sue vittime procurando loro indicibili agonie. Un interessante punto di contatto tra due mondi (divino e terreno), ma che MAI avrebbe dovuto concretizzarsi nel piano fisico in un essere tangibile con l’aggravante di una banale caratterizzazione da cliché.

Wonder Woman

Proveniente da una società matriarcale, Diana, ingenua e spaesata in una società maschilista ove sono i soldati ad andare in guerra, mentre i generali rimangono al sicuro nei lussuosi palazzi cittadini, è guidata da incorruttibile determinazione. La parte centrale è la migliore: un continuo crescendo di azione in cui la spada “ammazza-dèi”, lo scudo, il lazo “della verità” riecheggiano sotto le eccitanti percussioni della (divina) Amazzone; la caratterizzazione dei personaggi esplode (complice la presenza di un cast di supporto non indifferente tra cui spicca Ewen ‘Spud’ Bremner). Nello scontro finale, invece, Patty Jenkins esagera e si diverte come se giocasse a un videogioco; lo scontro con Ares manca di mordente. Peccato.

Wonder Woman

Diana trova l’amore, quello per cui vivere, combattere e morire; tuttavia qui non è lei che si sacrifica per il genere umano (come Superman in BvS), poiché è nel coraggio degli uomini che si cela la chiave che apre alla vittoria. I veri eroi alla fine sono coloro che combattono senza superpoteri e forze divine e si immolano per la salvezza di coloro che amano. Wonder Woman è forse meno femminista di quel che si possa pensare, anzi, oserei dire che la figura dell’eroina è posta in secondo piano (e questo stona). L’evoluzione del personaggio è fin troppo repentina, ma non guasta: una principessa ben diversa da come l’abbiamo conosciuta in BvS. Qui, la ritroviamo più acerba, senza aver ancora conosciuto il male del mondo: la guerra. È l’incontro con Steve a cambiarle la vita; la coppia funziona a meraviglia, tra una battuta spiritosa e l’altra si instaura una bellissima e convincente sinergia. Grande spazio è dato a questo aspetto ed è proprio per questo che Wonder Woman funziona sia come cinecomic (da manuale, manca il coraggio di osare), sia come magica avventura dal sapore ucronico/mitologico (bellissimo l’affresco animato che fa da prologo alla vicenda) che, con un’atmosfera che ricorda Captain America – Il primo vendicatore e Superman di Richard Donner, assicura divertimento, al di là del superfluo e immotivato finale.

TITOLO ORIGINALE
Wonder Woman

PRODUZIONE
Charles Roven
Deborah Snyder
Zack Snyder
Richard Suckle

REGIA
Patty Jenkins

SCENEGGIATURA
Allan Heinberg

STORIA
Zack Snyder
Allan Heinberg
Jason Fuchs

SOGGETTO
William Moulton Marston

CAST
Gal Gadot (Diana Prince/Wonder Woman)
Chris Pine (Steve Trevor)
Connie Nielsen (Regina Hippolyta)
Robin Wright (Generale Antiope)
Danny Huston (Generale Eric Ludendorff)
David Thewlis (Sir Patrick)
Saïd Taghmaoui (Sameer)
Ewen Bremner (Charlie)
Eugene Brave Rock (Chief)
Lucy Davis (Etta Candy)
Elena Anaya (Dott.ssa Maru)

COLONNA SONORA
Rupert Gregson-Williams

FOTOGRAFIA
Matthew Jensen

MONTAGGIO
Martin Walsh

SCENOGRAFIA
Aline Bonetto
Anna Lynch-Robinson

COSTUMI
Lindy Hemming

Lascia un commento

*