Autopsy (2016) di André Øvredal | Recensione di Massimiliano Martini e Alessandro Pin

Autopsy

Recensione
di MASSIMILIANO MARTINI e ALESSANDRO PIN

Padre e figlio (Brian Cox ed Emile Hirsch) sono medici legali ed effettuano autopsie nell’obitorio di famiglia in un seminterrato fatto di corridoi bui e claustrofobici. Un gatto che si insinua nei condotti di areazione, un vecchio ascensore, una traballante scala a chiocciola, luci al neon lampeggianti, specchi deformanti negli angoli (quelli che per strada servono per vedere cosa ti aspetta dietro a una curva), un campanello appeso al piede di un cadavere, che tintinni se il morto non fosse tale, e l’immancabile temporale compongono la tipica e ideale ambientazione per un horror fin troppo da cliché. La pellicola sembra scritta e girata con il manuale dell’horror per principianti sempre in mano. D’altra parte si tratta proprio della prima opera di genere per il regista André Øvredal. A fare la differenza è l’arrivo di un corpo da analizzare: una giovane donna che la polizia non è riuscita a identificare, Jane Doe (Olwen Kelly).

Autopsy

L’indagine per determinare le cause della morte è interessante, così come il rapporto tra il padre professionista e il figlio che si sente in dovere di aiutarlo; tuttavia la fidanzata (Ophelia Lovibond) vuole che vada via da quel terrificante posto di lavoro. L’apice della tensione è raggiunto nei primi istanti dell’autopsia, ove il regista non lesina dettagli: indugia sovente sui tagli e sulle viscere. I due medici legali annotano e videoregistrano ogni passaggio. La si potrebbe definire una parte “alla Sherlock Holmes” che funziona, fin quando non subentra il mistero sovrannaturale. La narrazione allora traballa e i personaggi, dacché erano ben caratterizzati, sfociano in una banale definizione stereotipata da film horror di serie B. La reazione agli orrori a cui assistono i protagonisti e alle situazioni che si presentano sono assurde e l’indagine svela un assunto paranormale che il padre accetta con troppa facilità e naturalezza, così come la perdita che il figlio è costretto ad affrontare.

Autopsy

Autopsy punta tutto sul fattore splatter: gli organi, il sangue e le dissezioni. Ma il fattore suspense è debole. Un horror che non si impone nel panorama di genere e che presto si dimentica. Unica menzione d’onore per la giovane Olwen Kelly, interprete di un corpo inerte che si vorrebbe veder agire fin dall’inizio, ma che invece stupisce nella perfetta immobilità del cadavere. Un corpo perfetto e sofferente, la cui espressività è lasciata alla sola immaginazione dello spettatore, e unico personaggio con il quale può immedesimarsi.

Scheda

TITOLO ORIGINALE
The Autopsy of Jane Doe

PRODUZIONE
Rory Aitken
Fred Berger
Eric Garcia
Ben Pugh

REGIA
André Øvredal

SCENEGGIATURA
Ian B. Goldberg
Richard Naing

CAST
Emile Hirsch (Austin Tilden)
Brian Cox (Tommy Tilden)
Ophelia Lovibond (Emma)
Michael McElhatton (Sceriffo Sheldon Burke)
Olwen Catherine Kelly (Jane Doe)

COLONNA SONORA
Danny Bensi
Saunder Jurriaans

FOTOGRAFIA
Roman Osin

MONTAGGIO
Peter Gvozdas
Patrick Larsgaard

SCENOGRAFIA
Matt Gant

COSTUMI
Natalie Ward

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