IT (2017) di Andy Muschietti | Recensione di Alessandro Pin

Reading Time: 5 minutes

IT


Recensione
di ALESSANDRO PIN

IT si annovera tra le opere che più hanno influenzato la letteratura del secolo scorso. Stephen King scrive di un dèmone, celato sotto le mentite spoglie di un sinistro pagliaccio, che rapisce i giovani di Derry (cittadina fittizia del Maine) per nutrirsi delle loro paure e infine divorarli. La storia alterna due periodi temporali: gli Anni ’50 ove sono narrate le vicende di alcuni ragazzini, conosciuti come i Perdenti, determinati a sconfiggere IT; gli Anni ’80 ove i protagonisti, ormai adulti, si confrontano nuovamente con il mostro e fanno i conti con la tragica esperienza dell’infanzia. La peculiarità di Stephen King è l’intelligente caratterizzazione americana che conferisce all’ambientazione un’autenticità unica; inoltre, con IT, sono meglio definiti gli argomenti chiave della sua letteratura come le difficoltà adolescenziali, i profondi solchi nella memoria generati da traumi infantili, la violenza famigliare causata dall’intolleranza e grettezza della natura umana; tutto ciò nascosto dietro una maschera di pseudo felicità che fa di Derry una ridente piccola cittadina, seppur mortale. Gli scontri con l’entità paranormale/ancestrale/demoniaca che rappresenta le nostre più profonde paure sono il cardine dell’opera da cui si dipana una storia densa di orrori, attraverso una perfezione stilistica che consacra Stephen King Re del brivido e uno dei grandi scrittori contemporanei.

IT

Il regista Andy Muschietti, cultore appassionato dell’autore americano, traspone solo la prima parte del mito (la seconda uscirà nel 2019), quella incentrata sui ragazzini, ma ambienta la loro storia negli Anni ’80. Il mood è tipico e già assaporato recentemente nella serie Stranger Things e in Super 8 di J.J. Abrams. Ci ricorda l’importanza di lottare contro il bullismo e trovare in noi la forza di contrastare le nostre paure. Quanti ragazzini hanno vissuto la stessa situazione sociale e famigliare dei Perdenti (e Stephen King, ricordo, fu uno di loro); ecco perché la pellicola di Andy Muschietti è così incisiva e attuale.

IT

Tutto ha inizio in una giornata uggiosa. Il piccolo Georgi Denbrough (Jackson Robert Scott) decide di uscire di casa per giocare con la barchetta di carta costruita dal balbuziente fratello maggiore a cui è molto affezionato. Mentre la fa navigare in acque molto agitate lungo il ciglio della strada, la barchetta vira disgraziatamente verso un tombino ed è inghiottita dall’abisso. Georgi si precipita verso la fessura per ritrovarla, quand’ecco comparire nell’oscurità il volto di Pennywise, il clown ballerino, che tiene la barchetta in ostaggio, pronto a restituirla solo se Georgi accetta di visitare il suo circo sotterraneo dei divertimenti e galleggiare insieme agli altri bambini, come tanti palloncini. La tragica sorte del piccolo Georgi è già stata rappresentata nella miniserie televisiva del 1990 ove il pagliaccio, interpretato magistralmente da Tim Curry, gli afferra il braccio e disvela mostruosi denti aguzzi. La scena è pedissequamente riproposta, ma Andy Muschietti decide di andare oltre e mostrare la carneficina da cui si evince il taglio orrorifico della pellicola attraverso immagini talmente forti da rendere difficile il riscontro con altre pellicole di genere.

IT

Passa un anno e Bill Denbrough (Jaeden Lieberher) non ha ancora accettato la morte del fratellino. Oltre al suo punto di vista è narrato quello degli altri giovani protagonisti. Ben Hanscom (Jeremy Ray Taylor), ragazzo sovrappeso e per questo inviso dai bulli della scuola, passa molto del tempo libero in biblioteca a studiare la storia di Derry e ha una cotta per la folgorante Beverly Marsh (Sophia Lillis, una rivelazione) la quale deve difendersi da una falsa e scomoda reputazione e da un padre morboso e violento; Richie Tozier (Finn Wolfhard) è il “quattrocchi” intelligente dalla lingua lunga, spesso inopportuno, seppur simpaticissimo; Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) è gracile e ossessionato dalle apprensive cure della madre iperprotettiva, mentre Stanley Uris (Wyatt Oleff) deve fare i conti con le sue origini ebraiche ed è il più reticente ad affrontare il pericolo; Mike Hanlon (Chosen Jacobs) è l’unico giovane afroamericano di Derry, salvato dai Perdenti dal pestaggio perpetrato dal disturbato e psicopatico bullo della scuola Henry Bowers (Nicholas Hamilton) il cui padre è un agente di polizia che gli trasmette solo il gusto della violenza e come infliggerla. Oltre ad affrontare la difficile vita quotidiana, in un ambiente famigliare e scolastico malsano, i Perdenti devono fare i conti col misterioso e spaventoso mostro che si cela nelle viscere della terra e che visita i loro incubi “a occhi aperti”. Bill, arso dal desiderio di vendetta, decide di riunire i suoi amici e affrontare il dèmone che fagocita sempre più vittime innocenti. Perdere l’innocenza è il focus della sceneggiatura, poiché sia i Perdenti sia i bulli devono confrontarsi con le insidie dell’adolescenza e decidere se oltrepassarne i confini (anche quelli tra Bene e Male) per crescere e diventare adulti.

IT

Andy Muschietti dirige con cuore grande e con lo sguardo costantemente rivolto ai classici Anni ’80, come E.T. e I Goonies, una pellicola che mostra il terrore puro dipinto sul volto dei Perdenti (un cast giovanissimo ed eccezionale) che affrontano il Pennywise di Bill Skarsgård; diverso da quello di Tim Curry, il clown ballerino è meno “giocherellone”, ma incredibilmente più terrificante. Le musiche di Benjamin Wallfisch coadiuvano alla perfezione le livide immagini montate ad arte che conferiscono alla narrazione un’oscura e lugubre atmosfera tinta di rosso. Rosso come il sangue, il naso dei pagliacci e i palloncini che tutti i bambini vorrebbero veder galleggiare. IT è perfettamente riuscito e dona al capolavoro di Stephen King un nuovo ed efficace sigillo visivo.


Collegamenti interni

FANTASTICO
ORRORIFICO


Scheda

TITOLO ORIGINALE
IT

GENERE
Fantastico
Orrorifico
Drammatico

ANNO DI PRODUZIONE
2017

PRODUZIONE
Seth Grahame-Smith
David Katzenberg
Roy Lee
Dan Lin
Barbara Muschietti

REGIA
Andy Muschietti

SCENEGGIATURA
Chase Palmer
Cary Fukunaga
Gary Dauberman

SOGGETTO
Stephen King

CAST
Jaeden Lieberher (Bill Denbrough)
Jeremy Ray Taylor (Ben Hanscom)
Sophia Lillis (Beverly Marsh)
Finn Wolfhard (Richie Tozier)
Chosen Jacobs (Mike Hanlon)
Jack Dylan Grazer (Eddie Kaspbrak)
Wyatt Oleff (Stanley Uris)
Bill Skarsgård (Pennywise)
Nicholas Hamilton (Henry Bowers)
Jake Sim (Belch Huggins)
Logan Thompson (Victor Criss)
Owen Teague (Patrick Hockstetter)
Jackson Robert Scott (Georgie Denbrough)
Stephen Bogaert (Sig. Marsh)
Stuart Hughes (Ufficiale Bowers)
Geoffrey Pounsett (Zach Denbrough)
Pip Dwyer (Sharon Denbrough)
Molly Atkinson (Sonia Kasprak)
Steven Williams (Leroy Hanlon)

COLONNA SONORA
Benjamin Wallfisch

FOTOGRAFIA
Chung-hoon Chung

MONTAGGIO
Jason Ballantine

SCENOGRAFIA
Claude Paré
Rosalie Board

COSTUMI
Janie Bryant


Collegamenti esterni

IMDb.COM
ANTONIOGENNA.NET
WIKIPEDIA.ORG
BADTASTE.IT


Precedente Valerian e la città dei mille pianeti (2017) di Luc Besson | Recensione di Alessandro Pin Successivo Thor: Ragnarok (2017) di Taika Waititi | Recensione di Alessandro Pin