Kong: Skull Island (2017) di Jordan Vogt-Roberts | Recensione di Alessandro Pin

Kong: Skull Island

Recensione
di ALESSANDRO PIN

Anni ’70. Grazie alle prime tecnologie satellitari l’associazione M.O.N.A.R.C.H. scopre una misteriosa e pericolosa isola che cela terrificanti segreti che aspettano solo di essere portati alla luce. Siamo di fronte alla tipica spedizione governativa inviata nel paradiso perduto per cercare di carpirne i segreti, ma chi regna sull’isola non accetta di buon grado chi selvaggiamente invade il suo territorio. Jordan Vogt-Roberts si lancia in scelte registiche che funzionano (come il fenomenale scontro che vede lo stormo di elicotteri deflagrarsi e precipitare davanti al gigantesco titano infuriato). Kong è dannatamente grosso, un gigante che batte i pugni sul petto e sovrasta ogni cosa, dominando. È considerato dai silenziosi indigeni il protettore dell’isola e venerato come un dio che di animalesco ha ben poco, come si evince dall’eretta postura. Come in Godzilla di Gareth Edwards, anche qui si cerca di umanizzare il mostro che prova sentimenti di odio e rabbia.

Kong: Skull Island

L’isola è infestata da creature mostruose caratterizzate da un design al limite del possibile. Tutto è costruito per esaltare l’odore del napalm e il senso di avventura (numerosi gli omaggi ad Apocalypse Now, Predator e Jurassic Park), a scapito purtroppo della narrazione; gli sceneggiatori cercano (senza successo) di costruire i personaggi sulla falsa riga di Platoon. Perfetti Samuel L. Jackson, nel ruolo di bastardo vendicatore con tanto di monologo cazzuto, e John Goodman in quello di capo-spedizione, mentre Tom Hiddelston è poco credibile nel ruolo di mercenario, così come il rapporto tra quest’ultimo e la fotografa della spedizione (Brie Larson), che non giunge a niente. In ogni caso basta e avanza John C. Reilly, indispensabile vena comica. Lo sforzo di rendere utile il background dei pionieri diventa vano nel momento in cui cadono vittima dell’isola. Il focus è posto sulla storia del mostro ma, al contrario di Godzilla, l’unico personaggio (e protagonista) che abbia importanza è Kong.

Kong: Skull Island

Il contatto tra la “bella” e la “bestia” è qui forzato e disvela un velatissimo barlume di romanticismo, gelosia e invidia nel feroce Kong. Kong: Skull Island non vuole replicare la storia di King Kong di Peter Jackson (la classica fiaba senza tempo della “bella” che uccide la “bestia”) da cui in un inutile confronto questo cinepanettone di mostri ne uscirebbe devastato, ma si mostra per quello che è: una valida alternativa ai cinecomic DC/Marvel. Un colossale e scanzonato passatempo.

Kong: Skull Island

Kong: Skull Island, prequel/spin-off di Godzilla, inizia a dare forma all’universo condiviso dei mostri (il Monsterverse). Ciò che colpisce fin da subito è la luminosa, colorata, sgargiante fotografia i cui saturi contrasti definiscono scontri di proporzioni epiche. Mostrare lo scimmione fin dall’eccentrico prologo (due occhi infuocati e mostruosi che lacrimano rabbia) è sicuramente il punto di forza di una pellicola di cui però si intravede già la trama e che trascura completamente la definizione dei personaggi in favore della spettacolarità visiva.

Scheda

TITOLO ORIGINALE
Kong: Skull Island

PRODUZIONE
Jon Jashni
Mary Parent
Brian Rogers
Thomas Tull

REGIA
Jordan Vogt-Roberts

SCENEGGIATURA
Dan Gilroy
Max Borenstein
Derek Connolly

STORIA
John Gatins

CAST
Tom Hiddleston (James Conrad)
Samuel L. Jackson (Preston Packard)
Brie Larson (Mason Weaver)
John C. Reilly (Hank Marlow)
John Goodman (Bill Randa)
Corey Hawkins (Houston Brooks)
John Ortiz (Victor Nieves)
Tian Jing (San)
Toby Kebbell (Jack Chapman/Kong)
Jason Mitchell (Mills)
Shea Whigham (Cole)

COLONNA SONORA
Henry Jackman

FOTOGRAFIA
Larry Fong

MONTAGGIO
Richard Pearson

SCENOGRAFIA
Stefan Dechant
Cynthia La Jeunesse

COSTUMI
Mary E. Vogt

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