La forma dell’acqua – The Shape of Water (2017) di Guillermo del Toro | Recensione di Alessandro Pin

La forma dell'acqua

Recensione
di ALESSANDRO PIN

1962, Baltimora. Elisa, affetta da mutismo, lavora come addetta alle pulizie presso un laboratorio supersegreto del Governo americano. Una misteriosa creatura anfibia, catturata dall’agente Strickland in Amazzonia, è condotta in catene al laboratorio per essere sottoposta a dolorosi esperimenti che porterebbero gli americani in vantaggio sui sovietici nella ricerca scientifica (sono gli anni della Guerra fredda). Tra Elisa e l’uomo anfibio si instaura un’empatia non comune che sfocia in un intenso rapporto d’amore. Sottoposto a continue torture per randello del malvagio Strickland, Elisa vede nell’evasione dell’uomo anfibio l’unica opzione verso la salvezza di entrambi. Verso la vita. Questo è il fulcro di un’opera tinta di colori plumbei, ma che scalda il cuore con un umorismo che luccica come oro sepolto in fondo all’oceano.

The Shape of Water

I personaggi sono caratterizzati divinamente. Elisa (una bravissima Sally Hawking) è la fanciulla che fa della disabilità fisica la sua arma e corazza. Giles (un grande Richard Jenkins) è l’amico e coinquilino di Elisa: artista di mezza età non riesce a trovare un lavoro, poiché “affetto” da omosessualità. Zelda (una simpaticissima Octavia Spencer), unica amica e collega di Elisa, è afroamericana e pertanto deve sottostare a un sistema sociale razzista e sessista, scomodo e ingombrante (sono gli anni dei movimenti per i diritti civili). Strickland (un perfido Michael Shannon) è il coriaceo, aggressivo e cattivo che ogni fiaba anela ad avere; resistente al dolore e privo di etica, rappresenta l’esatta antitesi dell’uomo buono. Strickland è guidato da corrotti ideali patriottici che se rispecchiati in un corso d’acqua rimanderebbero, tra le increspature del tempo, immagini di uomini d’oggi privi di valori e valore. Un uomo che fa della forza bruta e della rabbia (il ghigno e il ringhio famelico di un lupo con canini affilati “alla Micahel Shannon” caratterizzano alla perfezione il glaciale personaggio) le armi principali contro il desiderio di fuga. Contro la vita stessa. Lo scienziato Hoffstetler (Michael Stuhlbarg) è l’alleato inatteso e imprevisto che dismette i panni della spia ed esce allo scoperto; confuso da sentimenti contrastanti, sceglie troppo tardi da che parte stare. Ed infine l’uomo anfibio (il mimo Doug Jones merita il plauso per un lavoro eccezionale) che, come un emarginato sociale, è maledetto e condannato dalla sua condizione, scatenando xenofobie incontrollabili.

The Shape of Water

Guillermo del Toro, attraverso una regia impeccabile (ove non mancano orrorifiche sequenze), fa riemergere sul grande schermo Il mostro della laguna nera, classicissimo monster movie, mutandolo in una storia d’amore. Un affresco profondamente immerso in un contesto sociale meticolosamente ricostruito (coadiuvato dall’incantevole musica di Alexandre Desplat), ma sbavato, purtroppo, da un finale edulcorato (e un po’ egoista) che non lascia spazio alla denuncia della società americana governata da violenza, intolleranza, incomprensione. La solitudine è il tema cardine; il desiderio di non essere più soli è il motore che aziona gli ingranaggi di un sistema cardiocircolatorio “atompunk” che dà vita a indimenticabili personaggi lasciati, con rammarico, in balìa della loro solitaria esistenza. Tutto per Amore.

Scheda

TITOLO ORIGINALE
The Shape of Water

PRODUZIONE
J. Miles Dale
Guillermo del Toro

REGIA
Guillermo del Toro

SCENEGGIATURA
Guillermo del Toro
Vanessa Taylor

STORIA
Guillermo del Toro

CAST
Sally Hawkins (Elisa Esposito)
Michael Shannon (Richard Strickland)
Richard Jenkins (Giles)
Octavia Spencer (Zelda Fuller)
Michael Stuhlbarg (Dr. Robert Hoffstetler)
Doug Jones (L’uomo anfibio)

COLONNA SONORA
Alexandre Desplat

FOTOGRAFIA
Dan Laustsen

MONTAGGIO
Sidney Wolinsky

SCENOGRAFIA
Paul D. Austerberry
Jeffrey A. Melvin
Shane Vieau

COSTUMI
Luis Sequeira

Precedente Black Panther (2018) di Ryan Coogler | Recensione di Alessandro Pin Successivo Pacific Rim – La rivolta (2018) di Steven S. DeKnight | Recensione di Alessandro Pin