Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005) di George Lucas | Recensione di Alessandro Pin

La vendetta dei Sith

Recensione
di ALESSANDRO PIN

Le guerre dei cloni stanno esaurendosi. L’ultimo disperato tentativo per i Separatisti si concretizza nel rapimento del cancelliere supremo Palpatine (un diabolico Ian McDiarmid), per la cui liberazione la Repubblica ingaggia una spettacolare battaglia spaziale intorno al pianeta-capitale Coruscant. L’incipit è elettrizzante e catapulta subito nel vivo dell’azione. Un tripudio di combattimenti ove Anakin (Hayden Christensen) e il maestro Obi-Wan Kenobi (il bravo Ewan McGregor) sfrecciano nel caos della battaglia per abbordare l’astronave su cui è tenuto prigioniero il Cancelliere, dando luogo a una serie di danze mortali ritmate da spade laser. Il conte Dooku (Christopher Lee) è sconfitto dal giovane concorrente al gioco (di potere) preferito dai Sith; una prematura dipartita (che ricorda quella di Saruman ne Il ritorno del Re) necessaria per concedere ampio spazio narrativo all’artefice del Male, il burattinaio Darth Sidious.

La vendetta dei Sith

La guerra imperversa sui pianeti della Galassia. George Lucas mostra Kashyyyk, patria natale degli Wookiee e di Chewbacca (un grande e gradito ritorno di Peter Mayhew), il famoso “tappeto ambulante” e spalla della combriccola di avventurieri della trilogia classica, e Utapau, sul quale si rifugia il generale Grievous, un cyborg addestrato all’uso delle spade laser. Seppur visivamente accattivante, Grievous manca di spina dorsale: una semplice e manovrabile pedina che diventa presto superflua nel grande disegno previsto da Sidious.

La vendetta dei Sith

I Jedi non concedono ad Anakin l’adeguato riconoscimento e così il giovane, di cui neanche Obi-Wan riesce a comprendere il dramma che lo attanaglia, trova in Palpatine l’attenzione di cui ha bisogno. L’inserimento durante una rappresentazione teatrale (permeata da una sinistra atmosfera) della breve storia che narra la sorte di Darth Plagueis il Saggio, maestro di Darth Sidious, evince il carattere del personaggio-nemesi più cattivo (semplice esempio di ciò che manca nei due precedenti episodi). Anakin sacrifica tutto pur di ottenere l’immenso potere del Lato oscuro (più gratificante di quello luminoso), che gli consentirebbe di salvare la vita della moglie Padmé. La vendetta dei Sith pone il focus proprio sul dramma di Anakin, concludendo il suo percorso e iniziando quello di Darth Vader.

La vendetta dei Sith

Il Cancelliere disvela il suo autentico aspetto e assoggetta completamente Anakin al proprio volere. Neanche i più abili maestri Jedi, tra cui Mace Windu (Samuel L. Jackson) e Yoda, protagonisti di epici ed emozionanti duelli, riescono a impedire l’ascesa del Signore oscuro dei Sith, un deforme essere puramente malvagio consumato dal potere. Sidious riesce a emergere dal suo scomodo (ma molto utile) guscio di Cancelliere supremo e a irrompere nel Senato con autorità e violenza inaudita, proclamando la fondazione dell’Impero Galattico; ogni pedina che prima serviva la Repubblica diventa così strumento di morte assoggettato al Male a causa di una piccola clausola (l’Ordine 66) scritta troppo in piccolo affinché i Jedi potessero leggerla. L’autoproclamatosi Imperatore domina ogni fronte, mentre i buoni e ingenui Jedi, inaspettatamente colti in fallo, sono incolpati di tradimento e i pochi sopravvissuti alla mattanza costretti all’esilio. Palpatine con un golpe in grande stile cinematografico annienta l’Ordine Jedi. Una Caporetto per la Repubblica.

La vendetta dei Sith

È la prima volta che al termine di una trilogia il Male vince a mani basse. Schermaglie su esotici pianeti e mondi boschivi rappresentano efficacemente lo scenario bellico, mentre quello politico è espresso da interessanti dialoghi e discorsi dittatoriali che esaltano il carattere dei personaggi e meglio definiscono la natura machiavellica di Palpatine. George Lucas dipinge un quadro oscuro (su tela, purtroppo, completamente digitalizzata) ove le geometrie sono più spigolose rispetto a La minaccia fantasma, avvicinandosi maggiormente al design della trilogia classica (dimostrazione del cambiamento di regime cui la Galassia è sottoposta).

La vendetta dei Sith

Il pianeta vulcanico di Mustafar è lo scenario del duello finale che vede il maestro sconvolto e addolorato scontrarsi con l’apprendista conquistato dal Male. Obi-Wan dimostra che i Jedi non sono poi così diversi dai Sith: assolutisti e accecati dalle loro convinzioni. Qui, George Lucas definisce bene i Jedi (disperati) e i Sith (scatenati): due facce della stessa medaglia. Lo spettacolare confronto che trasuda lava e odio conduce all’intenso climax finale. Una struggente e simbolica conversione al Male. La colonna sonora di John Williams, che riesce a stupire con evocativi brani che richiamano i temi della saga, trasmette un senso di decadenza che si insinua prepotentemente nel cuore dell’eroe caduto.

La vendetta dei Sith

La capacità di sconfiggere la morte è il raggiungimento di un illimitato potere che solo chi è conquistato dalla Forza può ottenere, ma se si arrivasse ad acquisire tale capacità (o solo una dannata parvenza) tutto si corromperebbe e si dissolverebbe. La luce che illumina la vetta del potere si ottenebra e inesorabilmente Anakin Skywalker sprofonda in un abisso dove batte un cuore meccanico, imprigionato sotto strati di metallo consumati dal fuoco della passione, emergendo come Darth Vader, sotto l’egida di un dittatore dispotico e sublimato da perversa malvagità. L’episodio si conclude da un lato con la completa caduta dell’eroe che precede la sua rinascita dalle ceneri (come la più terrificante delle fenici) nel corpo robotico “golemizzato” da Palpatine e dall’altro con Padmé (Natalie Portman), oppressa da un’angoscia che la spinge sul viale del tramonto, che dà alla luce i gemelli Luke e Leia. Un dualismo perfetto, il cui speranzoso bagliore che porterà nuovamente la luce in una Galassia permeata dal terrore e dalla malvagità di coloro che con tanta veemenza la vogliono dominare con crudele coercizione, apre la strada alla (ri)visione della trilogia classica.

La vendetta dei Sith

Ne La vendetta dei Sith, è chiara la volontà di George Lucas di fare ammenda delle evidenti mancanze dei due precedenti episodi, come se avesse riservato per il gran finale il potenziale finora sopito. Tragico e oscuro, l’episodio conclusivo della trilogia prequel di Star Wars mostra la vera natura del Male. Drammatico. Epico.

Scheda

TITOLO ORIGINALE
Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith

PRODUZIONE
Rick McCallum

REGIA
George Lucas

SCENEGGIATURA
George Lucas

CAST
Ewan McGregor (Obi-Wan Kenobi)
Natalie Portman (Padmé)
Hayden Christensen (Anakin Skywalker)
Ian McDiarmid (Cancelliere supremo Palpatine)
Samuel L. Jackson (Mace Windu)
Jimmy Smits (Senatore Bail Organa)
Frank Oz (voce di Yoda)
Anthony Daniels (C-3PO)
Christopher Lee (Conte Dooku)
Silas Carson (Ki-Adi-Mundi/Nute Gunray)
Temuera Morrison (Comandante Cody)
Oliver Ford Davies (Sio Bibble)
Ahmed Best (Jar Jar Binks)
Kenny Baker (R2-D2)
Peter Mayhew (Chewbacca)

COLONNA SONORA
John Williams

FOTOGRAFIA
David Tattersall

MONTAGGIO
Roger Barton
Ben Burtt

SCENOGRAFIA
Gavin Bocquet
Piero Di Giovanni
Richard Roberts

COSTUMI
Trisha Biggar

 

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